Esperienze d'arte - con Andreina
Una trattazione a se stante merita l’Arte. Non esiste una unità di misura in grado di stabilire la quantità di bello! Ciò che si sta recentemente imparando anche scientificamente è l’influenza che l’arte può avere nella psiche delle persone: benessere davanti a opere artistiche ispirate, o malessere di fronte ad altre che comunicano direttamente con le cellule dell’osservatore sentimenti negativi.
Spesso si crede, poiché l’arte sfugge ad un’analisi razionale, che essa sia irrazionale, deducendo che qualsiasi movimento casuale possa essere artistico. Ma non è così: l’arte “abita” sfere elevate, ma risponde pur sempre a leggi: le leggi delle sfere in cui essa abita, appunto.
L’artista “pesca” intuitivamente da dentro se stesso (la chiama ispirazione) e agisce al di fuori, a favore degli altri, perché il risultato della sua azione possa ispirare gli altri. I quali però devono sapere ripercorrere dentro se stessi il cammino in “salita” che l’artista ha già fatto in “discesa”. Abbinare quindi la meditazione non solo in chi produce una forma artistica, ma anche in chi poi la contempla, diventa necessario. In fondo, l’artista non dà la sua arte, ma permette a tutti di trovare la propria. È forse l’unico modo possibile in cui si può comunicare per comunione, ossia da intuizione ad intuizione. Purché entrambi, l’artista e lo spettatore, siano in grado di compiere questo percorso interiore.
L’arte perciò copre tutta la gamma delle attività umane, proprio perché ne è l’espressione migliore, più “sottile”, più connessa con l’interiorità. Qualsiasi “lavoro” può essere “arte”, può essere effettuato in forma e in spirito artistico. Quando osserviamo una forma artistica, o quando la eseguiamo, ci connettiamo con la nostra spiritualità, pur senza rendercene conto.
Lo spirito umano ha mostrato nei secoli la grandezza di cui è portatore nell’esecuzione dei capolavori che ci lasciano a volte a bocca aperta. Le cattedrali e ciò che si trova al loro interno, i dipinti, le vetrate e le sculture che mostrano in modo evidente quanto il BELLO sia un ingrediente dell’impasto sottile di cui siamo fatti, e al quale desideriamo con tutto il cuore tendere e farci trasportare osservando detti capolavori. Quasi come un richiamo verso il ritorno alla nostra vera casa.
- Tratto da: "Uomo. conosci te stesso"