LETTURA SETTIMANALE

Una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore
(Attenzione: non corrisponde alla liturgia della Chiesa Cattolica)


Periodo liturgico: Quaresima - colore: viola 

Dal punto di vista liturgico, la “Quaresima” copre i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua, dal “mercoledì delle Ceneri” al Sabato santo. È un periodo di introspezione che culmina con il ricordo della Passione del Cristo. L’opportunità perciò si dovrebbe indirizzare non semplicemente alla penitenza, piuttosto ad una revisione del nostro comportamento nelle stagioni precedenti, cercando di coglierne e di valutarne i frutti, buoni e cattivi, che abbiamo prodotto. Dal punto di vista esoterico, la Quaresima cosmica si riferisce alla discesa annuale dello spirito Cristico nel pianeta, che vede il sacrificio annuale del Cristo cosmico concentrare la sua energia purificatrice dal Solstizio d’Inverno all’Equinozio di Primavera. Sono queste energie che l’aspirante dovrebbe cercare di sentire vibrare in se stesso in questo periodo, cercando di effettuare un analogo processo purificatorio interiore.

14.a settimana - Domenica 06 Aprile 2025

L'iniziazione di Lazzaro

Giovanni 11, 1-44

Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella.  Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

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Tutte le resurrezioni riportate nei vangeli hanno dei punti in comune, che descrivono la stessa tempistica: una “morte” seguita da tre giorni, e la “resurrezione” che ne segue. I tre giorni dopo la morte sono il tempo necessario affinché avvenga lo “strappo” nel cordone argenteo che collega il corpo fisico ai veicoli sottili; una volta avvenuto questo strappo sarebbe impossibile riportare la vita al corpo.

È la stessa tempistica adottata nei rituali di Iniziazione delle tradizioni esoteriche, anche perché esse non rappresentano nient’altro che una morte apparente, per far sì che, alla fine, l’iniziando risorga a vita nuova.

Quando ci imbattiamo nelle resurrezioni suddette, quindi, dobbiamo sempre tenere a mente entrambe le considerazioni e le possibilità: una resurrezione o una Iniziazione. Lo stesso vale per la più famosa di tutte quelle eseguite da Gesù: la resurrezione di Lazzaro.

Il racconto noto popolarmente di questo avvenimento riferisce che Lazzaro, amico di Gesù e fratello di Marta e Maria di Betania, si ammalò e alla fine morì.

Il comportamento di Gesù per l’occasione può sembrare alquanto imprudente; infatti attese due giorni prima di recarsi dall’amico, cosa che gli procurerà anche un rimprovero da parte di Marta non appena giunto sul posto. Effettivamente, pare proprio che avesse voluto attendere la morte di Lazzaro anche dalle sue stesse parole: “Lazzaro è morto, e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate”. La cosa ricorda un po’ l’episodio del cieco nato, vero? Anche stavolta quindi dev’esserci un’altra spiegazione, che però esamineremo nel prossimo punto.

Per quanto concerne il punto presente, cioè l’esame dell’aspetto esteriore, ossia la morte reale, la cosa che può balzare all’occhio è il ringraziamento fatto da Gesù al Padre prima di compiere il miracolo della resurrezione dell’amico.

È l’esempio perfetto che dimostra che cosa vuol dire avere fede. In altra occasione Gesù aveva detto: “Se avete davvero fede, potete ordinare a quel monte di spostarsi, ed esso si sposterà”. La vera fede consiste dunque nel credere senza alcun dubbio nella realizzazione dell’oggetto di fiducia. Se, dopo avere ordinato al monte di spostarsi, abbiamo necessità di girarci per verificare che il fenomeno sia davvero avvenuto, vuol dire che non avevamo la vera fede. Ecco l’esempio di Gesù: ringraziò addirittura prima che l’evento si verificasse! E infatti, Lazzaro uscì.

Aspetto iniziatico

Il comportamento “imprudente” di Gesù alla notizia della malattia dell’amico, è un indizio del fatto che si sta parlando di qualcos’altro. Tanto più che, trascorsi due giorni, non si mosse ancora e attese di essere chiamato ancora una volta.

Ci sono anche altri importanti indizi. I discepoli avevano ben compreso di che cosa in realtà si trattasse, dal momento che Tommaso si rivolse ai compagni dicendo: “Andiamo anche noi a morire con lui!”. E Gesù insisteva nel dire che Lazzaro “dormiva”.

Era un sonno ipnotico quello cui era sottoposto infatti l’iniziando. Lo scopo dell’Iniziazione era di separare i due eteri inferiori del corpo vitale dai due superiori, trasferendovi la coscienza, in modo da rendere cosciente quanto avveniva nel corso di ciò che fino a quel momento poteva essere vissuto soltanto in sogno. Il risultato era la continuità di coscienza nello spirito, non più legata unicamente allo stato di veglia: la nascita del vincitore di cui abbiamo già parlato.

Con il passare del tempo però, la crescita del materialismo e della cupidigia nel comportamento degli uomini, avevano fatto sì che la suddetta separazione fosse sempre meno praticabile, data l’aderenza sempre più stretta fra corpo vitale inferiore e corpo emozionale, che aveva reso quasi impossibile indurre il sonno ipnotico senza il rischio che la persona non si fosse più risvegliata, o si potesse risvegliare alterata nelle capacità mentali. I due eteri inferiori del corpo vitale infatti aumentavano di importanza e “volume” rispetto ai due superiori, che erano sempre più deboli e sempre meno adatti a formare un veicolo a se stante, elemento invece necessario per formare il corpo radioso.

Il Cristo perciò era venuto per inaugurare una nuova forma di Iniziazione, non più indotta esternamente da un sacerdote, ma sviluppata interiormente grazie ad una condotta di vita consona: mediante lo sviluppo del polo creativo positivo dell’iniziando con l’esercizio di concentrazione, o esercizio “rivelatore”, assieme al polo negativo o femminino con la meditazione, o esercizio “rivelatore”. È lo spirito interiore, il Sé o Cristo interiore, che deve pronunciare il richiamo: “Lazzaro, vieni fuori!”, al che il corpo radioso può abbandonare il fisico e rientrarvi a volontà.

Siamo tutti “addormentati”, e tutti abbiamo bisogno di essere “risvegliati”.

“Lazzaro” era il nome iniziatico, da “nuovo nato” in seguito all’Iniziazione, di Giovanni, l’apostolo più amato da Gesù. Il primo Iniziato del nuovo Ordine e il primo dei Misteri fondati dal Cristo. Ci troviamo in un punto di svolta evolutivo, in cui termina e non ha più valore la crescita spirituale indotta dall’esterno tramite le Iniziazioni dei Misteri antichi: da questo momento in poi l’essere umano ha la facoltà di invertire le correnti del proprio corpo emozionale, facendole volgere in senso centrifugo e diventando soggetto attivo e responsabile del proprio sviluppo.

Giovanni-Lazzaro sarà il discepolo più avanzato del Cristo. Nel suo vangelo, egli descrive l’inaugurazione del periodo di Evoluzione portatoci dall’incarnazione del Cristo in Gesù. Esso si colloca nel “punto di svolta” fra la discesa e la risalita della nostra curva evolutiva, momento di fondamentale importanza nel quale tutto ciò che prima rappresentava i valori viene capovolto e rivoluzionato. Descrive cioè la “conversione” necessaria, fino a giungere, nell’Apocalisse, a far dire a “Colui che siede sul trono”:

Apocalisse 21:5

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

Proprio la potenzialità rivoluzionaria dell’azione di Gesù, si presentava come il massimo pericolo per le posizioni di prestigio di sacerdoti e farisei. Alla fine, decisero che doveva essere messo a morte.

Sempre è in atto la disputa fra la materia e lo spirito. Mai la prima si arrende al secondo, e tuttavia essa dipende da lui, mentre lo spirito “è come il vento, e non sai dove va”, come disse Gesù a Nicodemo. Tuttavia, una volta che mettiamo le nostre radici nella “forma”, nella “materia”, diventa assai duro districarsene e liberarsi, perché essa farà di tutto per tenerci avvinti, spacciando se stessa perfino come la fonte della nostra libertà.