Solstizio d'Inverno
L'Immacolata Concezione
Il dogma dell’Immacolata Concezione fu introdotto nella dottrina della Chiesa da papa Pio IX solo nel 1854. Vi sono soltanto due brani dei vangeli che ne parlano, mentre in tutto il resto della letteratura sacra cristiana tale concetto è del tutto assente. Cosa che sorprende, di fronte ad un insegnamento che ha assunto così tanta importanza.
I due passaggi dei vangeli sono i seguenti:
Mt. 1,18-25
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era uomo giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta [Isaia]:
“Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa ‘Dio con noi’. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
Da notare che questi versetti di Matteo sono preceduti dalla genealogia che parte da Abramo per terminare con Gesù, cosa incoerente con quanto qui sopra riportato, perché non è comprensibile come elencare tutta la genealogia di Gesù al fine di dimostrare che egli sia seme di Abramo, per poi sostenere esattamente il contrario, cioè che non era figlio di quel Giuseppe che lo precede nell’elenco.
Lc. 1,26-35
Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”.
Anche qui troviamo la solita incongruenza, pronunciata addirittura dall’angelo stesso, che chiama Davide “suo padre”, mentre l’interpretazione in uso del brano indica che “Figlio di Dio” voglia significare una fecondazione ad opera dello Spirito Santo.
In entrambi i vangeli è ad ogni buon conto possibile seguire il racconto saltando a piè pari i brani suddetti, senza che questo – a parte l’insegnamento del dogma di cui stiamo parlando, peraltro non più ripetuto o accennato in seguito – influisca minimamente sullo svolgimento del racconto. Il quale anzi sarebbe molto più logico senza di essi. Potremmo perciò dedurne che si tratti di una interpolazione da parte di chi volesse inserire il dogma dell’Immacolata Concezione dandogli l’autorità evangelica e quindi indiscutibile.
Tutto quanto detto non si deve intendere come un tentativo di sminuire il valore dei testi sacri; al contrario, ne accrescono l’importanza. I brani qui riportati, come molti altri della Bibbia, invitano ad una lettura a più livelli chi è in grado di comprendere, mentre comunicano superficialmente quello che le persone più semplici, o dell’epoca in cui furono scritti, sono in grado di accettare. E le persone più semplici ci sono anche all’interno della Chiesa, con le conseguenze che sappiamo del paternalismo e del maschilismo che vi ha prevalso (basato su un malinteso, come abbiamo visto). Al quale ad un certo punto si è cercato di rimediare con la figura di Maria che dovrebbe equilibrare il problema delle polarità, chiamandola “Madre di Dio”, che in termini logici è un nonsenso. E poiché l’atto sessuale viene vissuto come una colpa – della quale la Chiesa stessa paga le conseguenze – Maria doveva essere vergine; intendendo una verginità fisica.
Dobbiamo perciò salire di livello, e la prima cosa da dire è che la sola verginità fisica non è di per sé un valore: una persona può essere vergine fisicamente, ma corrotta nell’animo; come un’altra può essere di nobili ideali e vivere in purezza, pur non essendo vergine fisicamente.
La Sacra Nascita
Come i teologi ben sanno, il cosiddetto “anno 0” – che dovrebbe partire dall’anno di nascita di Gesù - non è detto che coincida con quello che il computo utilizzato per i nostri calendari indica. Due sono forse i principali elementi che inducono a fare una leggera correzione.
La prima riguarda la morte di Erode il Grande, avvenuta nel 4 a.C.: è logico perciò anticipare la data della nascita di Gesù, considerato il timore che Erode aveva di vedere minacciato il suo potere da Gesù stesso.
La seconda considerazione parte dall’analisi del vangelo di Luca:
Luca 3:1,2
"Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto."
Ora, il periodo storico è dettagliato al massimo, ed è perciò possibile risalire all’anno esatto: si tratta del 27 e 28 d.C. Siccome sappiamo che la missione del Cristo iniziò con l’atto del Battesimo nel Giordano ad opera di Giovanni il Battista quando Gesù aveva trent’anni, ancora una volta dobbiamo retrodatare la data della sua nascita.
In entrambi i casi si tratta comunque di pochi anni, forse 3 anni, anche se alcuni storici dicono 7 anni; tuttavia questa in effetti non è che una curiosità, perché non ha alcuna controindicazione sull’opera del Cristo. La riportiamo unicamente perché quando si vengono a conoscere discordanze da fonti critiche rispetto all’aspetto spirituale, si può instillare un primo dubbio, non motivato, che a cascata metta però in crisi altri aspetti magari più importanti. Giustamente storici e autorità preposte non hanno creduto opportuno modificare il calendario, rischiando di creare maggiore e inutile confusione, e difficoltà ulteriori per il futuro.
Due sono le principali correnti evolutive all’interno delle quali possiamo inserire ogni essere umano: esse discendono dalle conseguenze della grande intrusione nel regolare processo evolutivo previsto per l’umanità, che è anche all’origine della necessità del Piano di Salvezza incarnato dal Cristo. Ci riferiamo al serpente che istigò i nostri progenitori causandone l’allontanamento dalla dimensione eterea, tradotto nella Bibbia come la “cacciata dall’Eden”. La tradizione esoterica massonica parla di Samuele, spirito luciferino, cioè angelo caduto, che si unì ad Eva, la quale procreò Caino, fratello di Abele che invece era figlio di Eva e di Adamo. In Caino scorreva perciò sangue semidivino e quindi con indole creativa, agricoltore perché non si accontentava di quanto Jahvè-Dio donava e voleva far nascere due fili d’erba laddove prima ve n’era solo uno. I sacrifici che egli faceva a Jahvè non erano a questi graditi, mentre lo erano quelli di Abele, pastore che nulla aggiungeva a quanto aveva ricevuto. L’invidia di Caino sfociò alla fine nell’uccisione di Abele, come noto. Da allora due classi si sono succedute: la classe sacerdotale discendente da Abele e da suo fratello Set, detta dei “Figli di Set”, e la classe dei “Figli di Caino”, classi sempre in antagonismo tra loro, una guidata dal cuore ma priva della necessaria conoscenza, l’altra diretta dalla mente ma senza la necessaria compassione. Mente senza calore, cuore senza chiarezza.
Questa separazione è la “madre di ogni divisione”, e non vi sarà pace nel mondo fino a che le due correnti non potranno unirsi formando esseri equilibrati e in grado di usare entrambe le polarità di conoscenza necessarie ad una corretta capacità creatrice. Appena il genere umano giunse a un sufficiente grado di sviluppo, i grandi Iniziati cercarono di instaurare questa unione; la Bibbia ci ricorda Salomone – rappresentante dei Figli di Set - e Hiram Abiff – Figlio di Caino – che cercarono di unire le loro forze nella costruzione del Tempio di Gerusalemme, tentativo frustrato e fallito.
I grandi profeti d’Israele, a cominciare da Mosè che dava continuità alla tradizione esoterica Egizia, ebbero il compito di reggere nel frattempo l’umanità appartenente alla “razza evolutiva” dalla quale sarebbero discese le popolazioni di oggi. La “Legge” data da Mosè serviva a questo scopo, finché l’uomo non avesse imparato ad interiorizzarla, facendola propria senza comandamenti esterni.
Gesù era reincarnazione di Salomone, e rappresentava perciò la classe che era sempre stata devota a Jahvè, che non si era, per così dire, invischiata con le cupidigie dei Figli di Caino. L’individualità di Gesù era l’entità più evoluta in tutto il genere umano che era succeduto all’intervento luciferino. Se il genere umano stesso doveva in qualche modo partecipare alla sua stessa salvezza, Lui era il più, e forse l’unico, idoneo. Un’entità spirituale così avanzata non poteva incarnarsi in un corpo qualsiasi, perciò erano necessari due genitori adatti, due iniziati di alto rango: Maria e Giuseppe. Giuseppe non era un “falegname”, ma un “costruttore”, un “tektôn”, un alto iniziato. Due Esseni che probabilmente univano entrambe le classi umane.
L’era evolutiva che diede l’inizio e il nuovo impulso fu opportunamente quella definita in esoterismo “Era dell’Ariete”. In termini corretti si trattava della quarta Era della quinta Epoca del Periodo della Terra; tutto quel tempo era stato necessario all’umanità per trovarsi pronta all’impulso che stava giungendo nel mondo. I pastori della tradizione natalizia stanno proprio ad indicare questo periodo, come pure il fatto che il Cristo sarà chiamato “il buon pastore”. Ciò si riferisce però ad una fase che è stata già superata, una fase che ancora prevedeva una coscienza di gruppo più che individuale, proprio come i pastori ci mostrano: un insieme di persone ancora definibili collettivamente e che ignorano l’importanza di quanto avviene; essi sono guidati possiamo dire più dall’istinto che dalla ragione. Lo stesso popolo condotto da Mosè attraverso i “comandamenti”.
Oggi sarebbe opportuno abbandonare un lessico legato a detto periodo, che è invece molto in uso come “gregge”, “pastore”, ecc., che confessa un’idea di potere su di un gruppo anziché di guida interiore. I “Saggi”, o “Magi”, ben conoscevano queste cose, e sarebbero venuti a testimoniare un evento cruciale che avrebbe dato la svolta tanto attesa alla nostra evoluzione spirituale.
Tutti i protagonisti dell’evoluzione umana e del pianeta furono coinvolti, e tutti diedero il loro contributo fino al sacrificio per ottenere ciò che fin dall’inizio era nelle loro aspettative e nelle loro finalità.
Quando diciamo che “è nato dalla Vergine nella notte più santa dell’anno”, vogliamo indicare che nella notte fra il 24 e il 25 dicembre il segno della Vergine celeste si trova all’ascendente: il sole del nuovo anno nasce dalla Vergine. Questa legge è valida sia per l’aspetto macrocosmico che per quello microcosmico se riferito ad individualità che con il macrocosmo sono in perfetta armonia. Con questo non vogliamo sostenere che tutti coloro che nascono al Solstizio d’Inverno siano dei salvatori, perché l’ascendente non è che uno degli aspetti da considerare; ma certamente i Salvatori nascono al Solstizio d’Inverno.
Resta il fatto valido anche per noi, che quando volessimo avviare o rafforzare un cammino interiore, quando volessimo gettare uno sguardo nelle profondità e nell’oscurità di noi stessi, come quella di una grotta in piena notte, per trovarvi la nostra piccola ma potenzialmente divina scintilla, potremo farlo in modo più efficace se adoreremo il bambino divino in noi la notte del Solstizio d’Inverno. Sentiremo certamente più forte il canto degli angeli che ci danno il benvenuto come “uomini di buona volontà”! Il sole è più vicino alla terra in questo periodo, e sarà per noi più facile sentirci suoi figli, e provare il suo calore d’amore in attesa di poterci riabbracciare, quel calore che i mistici di tutti i tempi hanno sempre avvertito e al quale hanno sempre, talvolta dolorosamente, aspirato.